Informativa sull'utilizzo dei cookie

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Per saperne di piu'

Accetto

Samuel Beckett - "In nessun modo ancora"

[Einaudi, Torino 2008]

Esce per Einaudi a cura di Gabriele Frasca la traduzione della seconda trilogia beckettiana Nohow on, edita nel 1989 e costituita da tre prose brevi: Company, Ill Seen Ill Said, Worstward Ho. Visto nella sequenza dei tre testi che lo compongono, e nel suo requisito di ultima pubblicazione in prosa curata dall’autore, Nohow on costituisce l’atto finale di quella progressiva rinuncia alla scrittura come rappresentazione della vita, lungo il cui asse si è sviluppata tutta l’opera di Beckett: dopo Respiro (1968) la drammaturgia beckettiana sperimenta un’improbabilità di resa scenica che porta allo sforzo estremo di Cosa dove (1984), oltre il quale c’è il silenzio definitivo. Ma, fallito il drammaturgo, è il prosatore a continuare l’indagine speculativa; e lo fa attraverso una poetica al negativo che termina proprio con Nowhow on, ossia con un approdo senza riscatto alla negazione della scrittura.

Il narratore-personaggio di Nohow on è un io privo d’identità incapace di riconoscere la sua posizione nel mondo, e dunque di fornire con la scrittura un’adeguata rappresentazione del reale. Tale stato di alienazione si traduce nel diniego all’utilizzo, in riferimento a se stesso, della prima persona grammaticale – strumento attraverso cui il soggetto afferma con consapevolezza la propria esistenza – e nel ricorso coatto ad una terza persona spersonalizzante. È per uscire da questa situazione di stallo che nella prima delle sue tre tappe, Company, il narratore di Nohow on escogita volontariamente, e non limitandosi a «subirne i contenuti» come invece vorrebbe Trevi («il manifesto», 22 marzo 2008), il trucco di una voce misteriosa che si ponga come sua interlocutrice dialogica – emblematico il passaggio alla seconda persona grammaticale – e lo riconosca dunque come altro-da-sé, conferendogli in questo modo un’identità.

Tuttavia la complessa impalcatura crolla e il narratore, fallito il suo progetto salvifico, deve ammettere significativamente in terza persona di essere «solo». Ill Seen Ill Said è il secondo scatto lungo la via dell’antiscrittura. Il titolo inglese permette ancora un ultimo utilizzo della prima persona: frustrato l’“io sono” infatti, si ipotizza almeno un “io vedo”. Ma in realtà quelle di cui si fa esperienza nel racconto sono solo visioni fallaci che generano inevitabilmente una narrazione non riuscita, come denuncia con chiarezza il titolo scelto dall’autore per l’edizione francese: Mal vu mal dit. Per il narratore di Nohow on si tratta della seconda sconfitta. In Worstward Ho, ultima tappa del viaggio alla fine della scrittura, avviene la rinuncia definitiva alla rappresentazione della realtà: se prima «si sarebbe tentato di vedere […], ora non più»; ne deriva un racconto ridotto ad una serie di imperativi attraverso i quali il narratore si impone di arrivare, riuscendo di volta in volta a scrivere sempre «meglio peggio», al silenzio assoluto del «nulla dopo il fosco».

Si svela così una sorprendente funzione metaletteraria al negativo: nel processo di annientamento della scrittura che lo caratterizza, l’impianto dei tre racconti funziona come allegoria di una riflessione esistenziale e formale sull’inadeguatezza dell’arte. Ora, data la coesione strutturale di Nohow on, convince poco la scelta einaudiana di inserire nel volume anche altri tre testi autonomi, raggruppati arbitrariamente sotto il titolo di Sussulti, estranei al piano di antiscrittura da Beckett coscientemente ricercato attraverso la trilogia. Un piano che l’autore volle indicare già nel titolo complessivo della raccolta, Nohow on appunto, la cui versione italiana In nessun modo ancora – ma era impresa oggettivamente ardua – non riesce pienamente a rendere.

Infatti il progetto metaletterario al negativo che la struttura dell’opera suggerisce, ultimo approdo del Beckett prosatore speculare a quello del Beckett drammaturgo, vieta qualsiasi espressione di apertura, ipoteticamente ravvisabile invece in quell’«ancora», sinonimo quasi di “per ora”. È invece a un’espressione di chiusura totale che il titolo rimanda: ‘in nessun modo oltre’; ‘in nessun modo più’; o meglio Nohow on, come indicato dall’autore e come conservato nelle traduzioni spagnola, francese e tedesca.

allegoria75

Copertina75.jpg

  «A fine 1984, dopo che una ventina di editori americani lo avevano rifiutato, Il sistema periodico esce in America: editore Schocken Books, traduzione di Raymond Rosenthal (onore al merito, ricordiamo questi nomi). Sulla jacket, sulla sovraccoperta del libro (la parola inglese è più bella) erano stampati tre brevi giudizi elogiativi: si mettono sempre, per fare pubblicità con un nome famoso che il pubblico americano già conosca e apprezzi. Tutti e tre quei giudizi erano di scrittori italiani: Italo Calvino, Umberto Eco, Natalia Ginzburg. Sarebbero bastati? si sarà chiesto l’editore. Sono stati loro a innescare la fortuna di Levi negli USA? ci possiamo domandare noi, oggi 2017. La risposta la sappiamo: non fu merito loro. Fu che, per un caso fortuito (uno di quei casi che ti possono salvare la vita, come prendersi la scarlattina in Auschwitz proprio quando i nazisti hanno deciso di evacuare il campo trascinando tutti i prigionieri sani in una marcia durante la quale i quattro quinti di loro moriranno, stremati o fucilati), Saul Bellow, americano di origine ebraica, Nobel per la letteratura nel 1976, notorio cattivo carattere, lesse in bozze The Periodic Table e dettò non più di cinque-sei righe di praise che cominciarono a circolare, si direbbe oggi, in modo virale (a circolare per giornali, agenzie stampa, mezzi di comunicazione: da notare che quelle cinque-sei righe non sono stampate sulla jacket del libro), e bastarono a creare un caso editoriale, un pubblico di lettori, una fortuna critica».

Domenico Scarpa

Di seguito è disponibile l'indice completo del numero diviso per le sezioni tematiche della rivista.
Fai clic su un titolo di sezione per espandere l'indice degli articoli contenuti.

Teoria e critica

Il presente

Il libro in questione

Insegnare letteratura

Tremila battute