Informativa sull'utilizzo dei cookie

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Per saperne di piu'

Accetto

Franco Brioschi - "La poesia senza nome. Saggio su Giacomo Leopardi"

[il Saggiatore, Milano 2008]

Pubblicato per la prima volta nel 1980, La poesia senza nome viene ora riproposto, a diversi anni dalla scomparsa del suo autore, in quella che si prospetta come una vera e propria nuova edizione, curata da Patrizia Landi, che firma anche una ricca e appassionata premessa tesa a sottolineare l’attualità dei saggi di Brioschi. Non solo emerge dal lavoro di Brioschi un doppio itinerario di ricerca – da un lato, ricostruzione del milieu materialistico entro cui opera la poesia di Leopardi e, dall’altro, indagine specifica sui versi –, ma soprattutto si dà voce al poeta civile, ricco di contraddizioni ideologiche, impegnato a risanare quella frattura con il pubblico che andava vieppiù acuendosi.

Si consideri questo passo tratto dallo Zibaldone, che Brioschi commenta per evidenziarne la modernità: «Perdóno se il poeta, se la poesia moderna non si mostrano, non sono contemporanei a questo secolo, poiché essere contemporaneo a questo secolo, è, o inchiude essenzialmente, non esser poeta, non esser poesia. Ed ei non si può essere insieme e non essere» (11 luglio 1823). È il rapporto problematico con il destinatario sociale della poesia a segnare l’intera produzione di Leopardi e a renderla specchio dell’attuale situazione di crisi del genere poetico.

La profonda consapevolezza di porsi sempre innanzi alla storia e alla società (entità mai scisse), di stabilire un rapporto mondano con la realtà, di affrontare il problema dell’individuo moderno da una prospettiva laica, materialistica e, in tal senso, alternativa, fanno dell’autore dei Canti un esempio unico di scrittura civile. Il libro si apprezza, pertanto, come tentativo di analizzare nei modi più reconditi il punto di vista filosofico di Leopardi, il suo particolare illuminismo, senza cedere a etichette di maniera, nel proposito di saldarlo, in poesia, a quella sorta di «classicismo sperimentale, che mentre rivisita le forme venerabili del passato ne testimonia malgré soi l’estinzione ».

Si legge un’urgenza critica che opera lungo tutte le pagine dei saggi di Brioschi: la necessità di studiare Leopardi – e, in senso lato, l’esperienza poetica – senza cedere alla mistica delle facili determinazioni, bensì vagliando, attraverso la filologia, il profondo radicarsi dello scrittore nella realtà politica del suo tempo. «Apri i Canti – scrive Brioschi –, e l’orizzonte che subito si offre ai tuoi occhi è quello della storia. Un orizzonte cupo e opprimente, oscurato dall’ombra di un malefizio: sotto il giogo del dispotismo, la nazione ha smarrito la propria identità; avvilita dall’inerzia e nell’ignavia, sembra estraniarsi sempre più dal proprio destino». Non si può non riconoscere l’estrema attualità di queste parole: l’esperienza leopardiana agisce come proposta e come scommessa di un rinnovato tentativo razionalistico di comprendere la realtà attraverso la letteratura, anche laddove l’ideologia pessimistica di Leopardi «si colora di una vertigine negativa».

allegoria75

Copertina75.jpg

  «A fine 1984, dopo che una ventina di editori americani lo avevano rifiutato, Il sistema periodico esce in America: editore Schocken Books, traduzione di Raymond Rosenthal (onore al merito, ricordiamo questi nomi). Sulla jacket, sulla sovraccoperta del libro (la parola inglese è più bella) erano stampati tre brevi giudizi elogiativi: si mettono sempre, per fare pubblicità con un nome famoso che il pubblico americano già conosca e apprezzi. Tutti e tre quei giudizi erano di scrittori italiani: Italo Calvino, Umberto Eco, Natalia Ginzburg. Sarebbero bastati? si sarà chiesto l’editore. Sono stati loro a innescare la fortuna di Levi negli USA? ci possiamo domandare noi, oggi 2017. La risposta la sappiamo: non fu merito loro. Fu che, per un caso fortuito (uno di quei casi che ti possono salvare la vita, come prendersi la scarlattina in Auschwitz proprio quando i nazisti hanno deciso di evacuare il campo trascinando tutti i prigionieri sani in una marcia durante la quale i quattro quinti di loro moriranno, stremati o fucilati), Saul Bellow, americano di origine ebraica, Nobel per la letteratura nel 1976, notorio cattivo carattere, lesse in bozze The Periodic Table e dettò non più di cinque-sei righe di praise che cominciarono a circolare, si direbbe oggi, in modo virale (a circolare per giornali, agenzie stampa, mezzi di comunicazione: da notare che quelle cinque-sei righe non sono stampate sulla jacket del libro), e bastarono a creare un caso editoriale, un pubblico di lettori, una fortuna critica».

Domenico Scarpa

Di seguito è disponibile l'indice completo del numero diviso per le sezioni tematiche della rivista.
Fai clic su un titolo di sezione per espandere l'indice degli articoli contenuti.

Teoria e critica

Il presente

Il libro in questione

Insegnare letteratura

Tremila battute