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Andrew O’Hagan, La vita segreta. Tre storie vere dell’era digitale

[ trad. it. di S. D’Onofrio, Adelphi, Milano 2017 ]

Scritto dal romanziere Andrew O’Hagan, La vita segreta raccoglie tre reportage, ognuno dei quali racconta una storia proveniente dalla «frontiera di internet». A dare coerenza ai testi raccolti è il presupposto che spazi per la contraffazione e manipolazione della propria identità siano ormai accessibili a chiunque. Per misurare questa distanza tra (auto)narrazione e realtà, tra personaggio e persona, vengono impiegate due strategie diametralmente opposte: da una parte, a partire da un personaggio, ne viene decostruita la retorica mistificante che lo circonda; dall’altra, muovendo da un’identità reale, O’Hagan crea un personaggio fittizio ma allo stesso tempo più vero del vero. Rientrano nel primo caso i due lunghi reportage che aprono e chiudono il volume (Lo scrittore fantasma e L’affaire Satoshi), in cui l’autore riferisce le esperienze di collaborazione con due “eroi” della rete: il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, e Craig Wright, l’uomo che si celerebbe dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto (l’inventore della criptovaluta Bitcoin). Al di là delle differenze, per entrambi internet rappresenta contemporaneamente un palcoscenico su cui un io troppo fragile può proiettare il suo sé ideale e una prigione in cui rimanere intrappolati. Non è un caso che lo sguardo del narratore indugi sui volti illuminati dagli schermi dei loro laptop: uomini intenti a osservare solipsisticamente sé stessi o, meglio, il riflesso della propria mitopoiesi individuale (lo schermo riflette e contemporaneamente illumina l’immagine di chi gli si pone davanti). La cifra della vita al di qua dello schermo è quella di un’estrema fragilità che trova rifugio in un’identità manipolata e potenziata sotto forma di codice binario.

Ma è il reportage posto al centro della raccolta, L’invenzione di Ronnie Pinn, a scavare maggiormente all’interno delle contraddizioni del concetto di identità e realtà nell’era digitale. Recuperando una pratica in uso tra gli agenti infiltrati della polizia londinese durante gli anni Settanta (utilizzare il nome di un bambino defunto per costruirvi attorno una storia verisimile e rubarne l’identità), O’Hagan prende a prestito l’identità di Ronald Pinn, un ragazzo morto nel 1984, riportandone alla luce la storia e continuandola attraverso internet. L’immaginazione dello scrittore viene posta a servizio di questa identità totalmente inventata ma apparentemente reale (perché verisimile) che finisce per smarcarsi dal suo creatore (a segnalare la scissione tra creatore e creatura, la narrazione passa dalla prima persona alla terza). Pinn-O’Hagan esiste così non solo per la galassia social, ma anche per il mondo offline: ottiene un diploma (falso), un volto (contraffatto), un conto in banca e un codice fiscale (veri) e riceve pacchi postali contenenti eroina e mitragliatori (altrettanto veri). Ciò che era reale (il vero Ronald Pinn) sembra scomparire dietro all’immagine contraffatta che su di esso si fonda.

Forse è in questo ribaltamento assiologico tra realtà e finzione, tra vero e falso, che bisogna individuare la chiave del libro, come suggerisce la natura ambigua della citazione posta in esergo alla raccolta: «C’è un altro mondo, ma è in questo». Frase attribuita erroneamente – su internet e anche nel libro – a Éluard, ma da questi a sua volta citata e non creata (l’attribuzione erronea si deve a un’operazione di détournement compiuta dal romanziere australiano Patrick White). La trappola dell’indistinzione tra vero e falso (credere che la citazione sia realmente del poeta surrealista) cattura il lettore senza che questi se ne renda conto. Porla all’inizio, nel momento in cui la vigilanza è minima, ha forse la funzione di ricordarci che nemmeno il lettore più accorto è immune da questa indistinzione. Il merito maggiore di O’Hagan è quello di non arrendersi a essa, provando costantemente a cogliere l’umano (e le sue più infime contraddizioni e paure), dietro il gioco di maschere e di riflessi delle vite segrete virtuali.