allegoriaonline.it

rivista semestrale

anno XXXIV - terza serie

numero 85

gennaio/giugno 2022

Beatrice Occhini – Terézia Mora, L’amore tra alieni

[ trad. it. di D. Biagi, Keller, Rovereto 2021 ]

Vincitrice del Premio Büchner nel 2016 per aver “centrato”, con i suoi romanzi e racconti brevi, «il nervo scoperto del nostro tempo» (dalle motivazioni della giuria), Terézia Mora è una delle narratrici più interessanti dello scenario contemporaneo di lingua tedesca. Tuttavia la scrittrice originaria di Sopron è rimasta per molti anni straordinariamente afona in italiano, finché l’editore Keller ha avviato un progetto di diffusione delle sue opere, a partire dalla ripubblicazione del suo capolavoro Tutti i giorni (2020), nella traduzione di Margherita Carbonaro già apparsa per Mondadori nel 2009. Seconda tappa di questo percorso è la raccolta L’amore tra alieni, uscita nel 2021 nella traduzione di Daria Biagi.

Nei dieci intensi spaccati di solitudine e instabilità della raccolta, Mora torna alla forma del racconto breve con cui aveva debuttato nel 1999 (con Seltsame Materie), dopo più di un decennio dedicato a lunghe costruzioni romanzesche (oltre a Tutti i giorni, la cosiddetta “trilogia di Darius Kopp”, Der einizige Mann auf dem Kontinent, Das Ungeheuere Auf dem Seil). Al centro di ogni racconto: adulti avviluppati da una quotidianità ripetitiva e stressante fatta di lavoro precario, ristrettezze economiche, responsabilità a cui ci si vuole sottrarre e della disperata ricerca di un senso: «è di questo che vive la gente come noi» – ci fa notare uno di questi alieni – di «inevitabilità che annoiano fino alla disperazione». Così incespichiamo dietro il Maratoneta per recuperare la sua borsa rubata (Pesce nuota, uccello vola), seguiamo Tom perché si possa ritrovare nel suo Doppelgänger (Perpetuum Mobile), e Sandi e Tim per raggiungere il mare lungo una strada di sparizione (L’amore tra alieni). O ancora, percorriamo gli stessi sentieri sempre sconosciuti, per fingere di sentirci a casa nell’ennesima città straniera, con le ennesime conoscenze superficiali (À la recherche). Questi alcuni dei comunissimi alieni la cui silhouette Mora traccia in controluce di quei sentimenti sfaccettati, contrastanti e dolorosi a cui comunemente diamo il nome di “amore”.

Con L’amore tra alieni l’autrice prosegue quell’indagine narrativa di cui si è rivelata maestra nelle sue opere precedenti, ossia la costruzione di personaggi a tutto tondo – come si direbbe in gergo – carichi di vita, carattere e potenzialità, che la forma compressa dei racconti inquadra per pochi istanti prima che spariscano dietro il prossimo angolo di Berlino, Londra o Tokyo. Le loro vite proseguono oltre le poche pagine a nostra disposizione, ne siamo certi, oltre questi scorci quotidiani che, nella scrittura sincopata di Mora, assumono la chiarezza solenne del banale, in un’eco del Joyce di Gente di Dublino che non può passare inosservata. Ma il tratto più caratteristico della prosa asciutta ed ellittica di Mora è anche quello più sfuggente: quell’ironia pervasiva che è anzitutto autoironia e che la brillante traduzione di Biagi riesce a restituire. Senza alcun giudizio e sempre con empatia l’autrice si rivolge a tutti i suoi “alieni”, senza eccezione – come a dire che in questa disperata ricerca di senso, accanto a fiumi, sotto chiome di alberi, lungo strade urbane, in fondo, ci perdiamo tutti: ma «la cosa più importante è che uno voglia essere ritrovato».

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