allegoriaonline.it

rivista semestrale

anno XXXIII - terza serie

numero 83

gennaio/giugno 2021

Norme redazionali

“Allegoria”adotta i seguenti criteri redazionali. I collaboratori sono tenuti ad adeguarvisi.

Note

  • L’esponente di nota va segnato in alto, in corpo minore, dopo gli eventuali segni di interpunzione. Il testo della nota va collocato a piè di pagina.

Citazioni

  • Se lunghe (oltre le due-tre righe) vanno preferibilmente fuori testo, senza virgolette, in corpo minore. Bisogna indicare con chiarezza, a fine citazione, se bisogna ripartire con rientro di capoverso o no.

  • Se interne al testo, si devono usare le virgolette basse (« ») e, per eventuali citazioni presenti all’interno della citazione, le virgolette alte (“ ”); le virgolette alte presenti nel testo citato vengono dunque a loro volta degradate a semplici apici (‘ ’).

  • La lettera iniziale di citazione dev’essere maiuscola o minuscola a seconda delle esigenze del luogo in cui la citazione è inserita, e indipendentemente dalla forma originale. Esempi:

    Il realismo è nella Commedia decisivo. «Realismo figurale» viene definita da Auerbach la procedura artistica messa in opera da Dante, sostenendo che «con ciò si spiega il prepotente realismo dell’aldilà dantesco».

    E non, come pure si trova alle pp. 213 sg. di Mimesis:

    Il realismo è nella Commedia decisivo. «realismo figurale» viene definita da Auerbach la procedura artistica messa in opera da Dante, sostenendo che «Con ciò si spiega il prepotente realismo dell’aldilà dantesco».

    Tuttavia, se la citazione è inserita dopo i due punti, è lecito conservare la forma originale:

    L’esordio di Aspettando Godot resta in molte circostanze una diagnosi definitiva: «Niente da fare».

  • Le omissioni vanno sempre segnalate quando si trovano nel corpo della citazione (è necessario farlo quando si trovano all’inizio o alla fine solo nei rari casi in cui l’amputazione violi seriamente l’assetto sintattico o la completezza semantica dell’originale; farlo sempre è a dir poco pleonastico), esclusivamente con tre puntini tra parentesi quadra: […]. In questo caso bisogna conservare il segno di interpunzione originale presente prima o dopo la parentesi quadra e, se non ve ne sono, aggiungere una virgola o un punto dopo la parentesi quando le necessità sintattiche lo esigano.

Indicazioni bibliografiche

Seguire scrupolosamente i seguenti criteri:

  • Per i libri: Nome (con la sola iniziale puntata) e Cognome dell’autore in tondo con l’iniziale maiuscola, Titolo in corsivo, comprensivo di eventuale Sottotitolo, eventuale curatore (indicato nella forma: a cura di N. Cognome), eventuale traduttore (indicato nella forma: trad. it. di N. Cognome), Editore, Città e data (non separate da virgola), volume (vol.), pagina (abbreviato p., o pp. se più d’una).

  • Per i saggi su rivista: Nome (con la sola iniziale puntata) e Cognome dell’autore in tondo con l’iniziale maiuscola, Titolo del saggio in corsivo, in «Titolo della rivista (in tondo tra virgolette basse)», numero, anno, pp. (pagine di inizio e fine del saggio); pagina cui ci si riferisce in particolare.

    A titolo esemplificativo:

    Th.W. Adorno, Minima moralia. Meditazioni della vita offesa, trad. it. di R. Solmi, Einaudi, Torino 1979, pp. 158-159 [oppure: 158 sg.].

    Si può, volendo, segnalare l’anno della prima edizione (la originale):

    Th.W. Adorno, Minima moralia. Meditazioni della vita offesa [1951], ecc.

    Per la citazione di un capitolo di una monografia:

    J.-P. Sartre, L’essere e il nulla, trad. it. di G. Del Bo, il Saggiatore, Milano 1965, III, 1. «Il primo atteggiamento verso gli altri: l’amore, il linguaggio, il masochismo».

    Per la citazione di saggi in raccolte d’autore:

    W. Benjamin, Il compito del traduttore, in Id., Angelus novus. Saggi e frammenti, a cura di R. Solmi, Einaudi, Torino 1981, p. 43;

    G. Lukács, L’«Iperione» di Hölderlin, in Id., Goethe e il suo tempo, a cura di A. Casalegno, Einaudi, Torino 1983, p. 132.
    (si noti l’uso delle virgolette basse ad indicare il titolo dell’Iperione)

    Per la citazione di un saggio in raccolta miscellanea:

    H.R. Jauss, La teoria della ricezione. Identificazione retrospettiva dei suoi antecedenti storici, trad. it. di C. Marmo e R. Lambertini, in Teoria della ricezione, a cura di R.C. Holub, Einaudi, Torino 1989, p. 5.

    P. Bürger, Avanguardia: tentativo di una definizione, in «Allegoria», 15, 1993, pp. 9-21: p. 9.

    A. Allegra, L. Giustolisi, Fortini, l’insegnamento e la formazione, in Dieci inverni senza Fortini, 1994-2004. Atti delle giornate di studio nel decennale della scomparsa, Siena 14-16 ottobre 2004, Catania 9-10 dicembre 2004, a cura di L. Lenzini, E. Nencini e F. Rappazzo, Macerata, Quodlibet, 2006, pp. 335-345.
    (si noti l’indicazione degli Atti, comprensiva di luogo e date del convegno)

  • Se le pagine citate sono più d’una ma distribuite qua e là, allora: pp. 7, 11, 23-27, 115; e non: p. 7, p. 11, pp. 23-27, p. 115.

  • Per la citazione dei classici, può bastare, quando non siano oggetto di analisi specifica (caso in cui è richiesta l’indicazione dell’edizione impiegata, che dovrà essere possibilmente quella critica), il luogo. Per esempio:

    D. Alighieri, Inferno IX, 97 (o anche: Dante, Inf. IX, 97).

    G. Leopardi, Il risorgimento, vv. 105-106.

  • Quando si ricita la stessa opera già citata alla nota immediatamente precedente, indicare Ivi seguito dal numero di pagina; solo per indicare il medesimo luogo dell’ultima citazione, indicare Ibidem. Quando invece si cita una nuova opera dello stesso autore citato nella nota precedente, è possibile utilizzare la sigla Id. (o Ead.).

  • Evitare le formule art. cit. o op. cit.; meglio ripetere il titolo seguito da cit., anche in forma scorciata. Se non ci sono omonimi l’iniziale del nome può essere eliminata a partire dalla seconda citazione. Esempio:

    Adorno, Minima moralia, cit., p. 33,

Altre indicazioni

  • Uso delle virgolette: basse (« ») soltanto per le citazioni; alte (“ ”) per sottolineature enfatiche o attenuazioni prudenziali (da ridurre davvero al minimo); alte singole, o apici (‘ ’), per spiegazioni di significati (p. es.: frustra = ‘inutilmente’). Cfr. anche Citazioni.

  • Accenti: distinguere perché da cioè, e simili; utilizzare la grafia È e non E’.

  • Corsivi: evitare quelli enfatici; sempre corsive le parole straniere quando non entrate stabilmente nell’uso italiano (non perciò, p. es., computer, sport, flipper, film). Cfr. anche Indicazioni bibliografiche.

  • Secoli e decenni: vanno indicati in tutte lettere e con la iniziale maiuscola (l’Ottocento, gli anni Sessanta, ecc.).

Correzione delle bozze

  • Per le correzioni utilizzare una penna a sfera, possibilmente rossa; evitare comunque pennarelli e matite. La correzione dei refusi deve essere chiaramente indicata, apponendo un segno sulla lettera o sulla porzione di testo da sostituire e riportando il medesimo segno nel margine con accanto, in chiara grafia, la forma corretta. Evitare, comunque, di correggere solo nel corpo del testo. Per annullare una correzione, segnare «vive» cerchiato accanto a essa.

  • Corsivo, maiuscoletto, MAIUSCOLO e neretto (o grassetto), se introdotti in bozze, si indicheranno, rispettivamente:
    con una sottolineatura e l’indicazione “c.vo” cerchiata
    con due sottolineature e l’indicazione “m.letto” cerchiata
    con tre sottolineature e l’indicazione “m.lo” cerchiata
    con una sottolineatura ondulata e l’indicazione “n.tto” (o “g.tto” cerchiata).

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