allegoriaonline.it

rivista semestrale

anno XXXIII - terza serie

numero 83

gennaio/giugno 2021

Raffaele Donnarumma – Disarticolazioni e sopravvivenze: la trama nel romanzo modernista italiano

Secondo un luogo comune molto diffuso, i modernisti non sarebbero interessati alla costruzione di trame. Questo rifiuto ha una formulazione esemplare in Virginia Woolf, ma resta un’eccezione: sia in ambito inglese, sia in tutta Europa, la trama non è tanto un «peso morto estetico» (Ortega y Gasset), quanto un problema. Il caso italiano è in questo particolarmente significativo. Solo Tozzi, soprattutto agli esordi, respinge la necessità di una trama ben costruita e non lega i fatti narrati. Pirandello, al contrario, indulge volentieri ai trucchi del romanzesco, usato come un repertorio di seconda mano; inoltre, frammenta il racconto o divagando, o grazie alla riflessione saggistica. Neppure svevo rinuncia a colpi di scena drammatici: piuttosto, racconta in modo discontinuo, e dispone sotto la trama della Coscienza un secondo romanzo, quello dell’inconscio di Zeno, che attribuisce alle vicende un senso ignoto allo stesso narratore. Gadda, infine, sceglie da subito il «romanzo romanzesco», in polemica proprio con lo psicologismo modernista; ma da modernista anche lui, mentre riscat­ta la trama nella sua capacità di dire la complessità del reale, la complica sino a farla implodere. Pur con scelte diverse, le trame dei modernisti italiani recuperano dunque le strutture melodrammatiche censurate dai natu­ralisti, trasformandole però in artifici in cui il rapporto fra eventi e significato resta incerto e difficile.

According to a widespread commonplace, modernist authors are allegedly not interested in plot construction. This lack of interest is indeed well exemplified by Virginia woolf, but it is actually an exception; both in English modernism and in the rest of Europe, the plot is not really seen as an ‘aesthetic deadweight’ (Ortega y Gasset), but rather as a problem. The case of ltalian modernism is particularly meaningful in this respect. Only Tozzi (especially in his early works) rejects the need tor a wellconstructed plot, and refuses to establish links between events. Pirandello, by contrast, often indulges in novelistic conventions, which he uses as a second-hand repertoire; at the same time, he disrupts the story through digression or essayistic reflection. Even svevo does not refrain from dramatic plot twists: he rather chooses to disrupt narration, and to create a second novel underlying the plot of zeno’s conscience – i.e. the novel of zeno’s unconscious, which provides the narrated events with a meaning unknown to the narrator himself. Lastly, since his early works, Gadda opts tor the ‘novelistic novel’, precisely in opposition to modernist psychologism; but being himself a modernist, he does not only restare the plot as a way to capture the complexity of reality – he also complicates the plot to the point of implosion. Despite their individuai differences, ltalian modernists restare the melodramatic plot structures that had been stigmatized by Naturalism; but at the same time they expose such plot structures as artificial constructions, where the relation between events and meaning remains an uncertain and complicated one.

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