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rivista semestrale

anno XXXIII - terza serie

numero 83

gennaio/giugno 2021

Traduzione letteraria e transfer italo-tedesco

[ a cura di F. Rossi, Pisa University Press, Pisa 2019 ]

Il volume Traduzione letteraria e transfer italo-tedesco, curato da Francesco Rossi, ripercorre alcune tappe significative del mutuo scambio tra lo spazio culturale italiano e quello tedesco, prendendone in esame entrambe le direzioni, dall’Italia alla Germania e viceversa.

I nove saggi ivi radunati, cui fa da raccordo la dettagliata introduzione teorico-metodologica del curatore, coprono un arco temporale piuttosto ampio, che dall’esperienza di Martin Optiz quale mediatore pioneristico e ambiguo del petrarchismo declinato al femminile di Vittoria Gambara verso la Germania del Seicento, riferita da Jörg Robert, si estende fino nel presente, a toccare le dinamiche soggiacenti al mercato editoriale contemporaneo grazie all’inchiesta condotta da Alessandra Goggio a proposito dell’arrivo sulla scena tedesca dell’Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo e del “fenomeno Elena Ferrante”, caratterizzati da strategie di promozione corrispondenti a differenti tipi di operazione e di pubblico.

Entro questi due estremi cronologici si situa il periodo più rappresentato nella miscellanea, quello otto-novecentesco anche se non manca un’incursione nel Settecento delle Lettere Brandeburghesi di Carlo Denina, studiate da Chiara Conterno sia nell’originale italiano che nella loro traduzione tedesca alla ricerca delle relative implicazioni politiche. I secoli XIX e XX offrono una varia casistica attraverso cui osservare come la mediazione letteraria tra Italia e Germania si strutturi nel tempo in canali complessi e possa presentarsi in forme molto diversificate.

Mario Zanucchi ed Elena Polledri si occupano delle traduzioni/riscritture rispettivamente del Werther di Goethe in Italia e dell’Infinito di Leopardi in Germania, riconosciuti come capolavori assoluti nel sistema letterario di partenza, passati produttivamente al setaccio e talora radicalmente trasformati in quello di arrivo; Alessandro Fambrini e Francesco Rossi si concentrano ciascuno su un

grande poeta di lingua tedesca, Rainer Maria Rilke e Stefan George, mettendo in luce come entrambi si approprino di ciò che traducono non solo sul piano linguistico, ma anche al livello delle poetiche e delle posture autoriali; Paola Maria Filippi e Anna Antonello fissano a loro volta l’attenzione su alcuni prolifici mediatori di letteratura tedesca nel Novecento italiano Vincenzo Errante da un lato, Lavinia Mazzucchetti e Ervino Pocar dall’altro facendo emergere l’idea che ne anima il lavoro e ne contraddistingue il profilo.

Ciascuno degli studiosi coinvolti ha scelto di dare un taglio diverso al proprio contributo: si va da puntuali ricognizioni filologiche e stilistiche sui testi ad altrettanto minuziose disamine dei paratesti, da analisi contrastive tra originali e traduzioni a confronti tra varie teorie della traduzione, dal ricorso a materiali iconografici alla messa a frutto di documenti conservati negli archivi editoriali.

Nonostante l’eterogeneità degli oggetti di studio e dei metodi adottati, il libro mantiene una forte coesione interna, in primo luogo per le numerose connessioni tra i singoli interventi (un esempio per tutti: la traduzione del Werther di Michiel Salom, chiamata in causa da Zanucchi, è tra i punti di avvio della composizione dell’Infinito di Leopardi, un testo la cui versione tedesca a opera di Rilke Polledri va ad analizzare individuando alcuni tratti del tradurre rilkiano poi approfonditi nel saggio di Fambrini). Ma a garantire la coerenza della raccolta è soprattutto il tipo di sguardo rivolto al problema della circolazione internazionale della letteratura, in linea con i più affermati orientamenti degli studi sulla traduzione (tra i nomi citati nell’introduzione Antoine Berman, Michel Espagne, Itamar Even-Zohar, Theo Hermans, André Lefevere, Gideon Toury): uno sguardo, cioè, descrittivo e non normativo, ma che non rinuncia a trarre delle conclusioni di portata più generale, attento alla dimensione storica dei fenomeni e teso a scoprire perché si traduce ciò che si traduce e con quali effetti.

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