allegoriaonline.it

rivista semestrale

anno XXXIII - terza serie

numero 83

gennaio/giugno 2021

Pierluigi Pellini – Critica tematica e tematologia: paradossi e aporie

Una cosa è certa: negli ultimi venticinque anni circa, la critica tematica, in tutte le sue molteplici forme, si è presa una sorprendente rivincita contro gli anatemi idealisti e strutturalisti. Una rivincita tanto più notevole, in quanto imprevedibile: quasi nessuno, alla fine degli anni Settanta, sarebbe stato disposto a scommettere su un ritorno d’interesse per i temi, tante e tanto solide erano state, nei vent’anni precedenti, le argomentazioni teoriche volte a screditare definitivamente un approccio critico debitore, si diceva, del più ingenuo positivismo contenutista.

La cosa più curiosa, in questo ritorno ai temi, è precisamente che quelle obiezioni teoriche (in buona parte, almeno) non sono state superate, ma semplicemente accantonate. I critici hanno ricominciato, soprattutto in Italia, a fare critica tematica, un po’ come gli scrittori hanno ricominciato a confezionare romanzi ben fatti, con la massima naturalezza: quasi fingendo di ignorare le ragioni – forse tendenziose, ma certamente non peregrine o irrilevanti – che avevano mandato in crisi un metodo, se così si può definire, di ascendenza ottocentesca (o, per proseguire il parallelo, le certezze artigianali del romanzo tradizionale).

Non c’è da stupirsi, perciò, se appare impossibile ricondurre il ritorno della critica tematica a un quadro teorico chiaro e condiviso. Guidata di volta in volta dalle predilezioni del singolo studioso, e molto spesso da un empirismo di buon senso, la ricerca sui temi appare come un filone eteroclito, non come una coerente metodologia.

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