allegoriaonline.it

rivista semestrale

anno XXXIII - terza serie

numero 83

gennaio/giugno 2021

Remo Ceserani – Il punto sulla critica tematica

Permettetemi di affrontare, sia pur brevemente, le questioni riguardanti teoria e metodi della ricerca tematica. Voi tutti sapete che la ricerca tematica ha goduto a lungo di cattiva fama, soprattutto nei decenni in cui hanno dominato, nella teoria letteraria, il formalismo e lo strutturalismo.

Roman Jakobson la chiamava con disprezzo la «critica del cavallo », alludendo alle noiose e spesso inutili ricerche di raccolta di materiali e classificazione di dati grezzi del lavoro letterario cari alla critica positivistica (il tema del cavallo nella poesia cavalleresca, cavalli e cavallerizzi nel romanzo vittoriano, ecc.). Poi, negli ultimi due decenni, c’è stato quello che nel titolo di un’importante raccolta di saggi teorici, il critico tedesco-americano Werner Sollors ha chiamato The Return of Thematic Criticism (1993).

Si è assistito a delle vere e proprie conversioni, come quella di Claude Brémond, autore a suo tempo di una estremamente formalistica e astratta Logique du récit (1973, trad. it. 1977), e poi divenuto promotore di studi tematici, sia a livello teorico, con saggi e la cura di volumi e numeri speciali di riviste, insieme con Thomas Pavel, Joshua Landy e Cesare Segre, e il lancio della formula «la fin d’un anathème » (1985, trad. it. 2003; 1988; 1989; 1995), sia con applicazioni pratiche, come l’analisi tematica delle Mille e una notte (1991, trad. it. 1997).

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