allegoriaonline.it

rivista semestrale

anno XXXIII - terza serie

numero 83

gennaio/giugno 2021

Mariangela Priarolo – Guy Debord, La società dello spettacolo

L’espressione “società dello spettacolo” è ormai entrata nell’uso comune per definire e giustificare i fenomeni mediatici più disparati. Eppure, come Guy Debord rilevava in quello che a buon diritto può essere considerato il suo chef-d’oeuvre, della società dello spettacolo i mezzi di comunicazione di massa rappresentano soltanto «la manifestazione superficiale più opprimente» (La Société du Spectacle – d’ora in poi Sds – § 24), e non ne costituiscono affatto la struttura essenziale.

All’analisi di tale struttura Debord si era invece dedicato almeno dal 1957, quando in un paesino della Liguria, Cosio d’Arroscia, aveva fondato – assieme a Michéle Bernstein, Asger Jorn, Giuseppe Pinot-Gallizio, Piero Simondo, Elena Verrone, Ralph Rumney e Walter Olmo – l’Internationale Situationniste, una delle associazioni più discusse e influenti nel dibattito politico e culturale degli anni Sessanta.

Nata dalle ceneri dell’Internationale Lettriste, movimento sorto da una scissione interna al Lettrisme di Isidore Isou – peraltro provocata dallo stesso Debord – e dell’italiano Movimento Internazionale per una Bauhaus Imaginista (MIBI), l’Internationale Situationiste aveva fatto propria la tesi fondamentale delle avanguardie artistiche e letterarie della prima metà del Novecento, ovvero la necessità di uno stravolgimento radicale e completo della vita quotidiana e «dell’idea borghese di felicità».

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