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rivista semestrale

anno XXXIII - terza serie

numero 83

gennaio/giugno 2021

Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, I Fratelli di Serapione. Racconti e fiabe. Tomo I

[ a cura di M. Galli, L’Orma, Roma 2020 ]

Sotto la stabile direzione di Matteo Galli, il cosmo dell’Hoffmanniana si estende di nuovo grazie all’ambiziosa riedizione dei Serapions-Brüder, forse la più corale tra le operazioni critico-traduttive imbastite sinora dalla casa editrice L’Orma.

Prendendo in mano il volume, tanto il lettore amatoriale quanto quello accademico si sarebbero aspettati un erhofftes Wiedersehen (un ricongiungimento sperato) con il ben conosciuto volto hoffmanniano del principio serapiontico, ovvero la capacità della letteratura di produrre immagini linguistiche a tal punto mimetiche del Reale da poterlo minacciosamente e meravigliosamente sostituire. Tale principio è infatti il nucleo della prima novella L’eremita Serapione, narrazione che dovrebbe illuminare il filo poetologico sotteso a una simile, variopinta, congerie di racconti. Tuttavia, Galli è abile nell’evidenziare fin da subito la scarsa tenuta teorica del programma e dimostra in poche ma precise righe come il medesimo principio si ponga a fondamento di altri capolavori della scrittura hoffmanniana, dai Pezzi fantastici alla maniera di Callot fino ai celebratissimi Notturni, uno su tutti il racconto L’uomo della sabbia. Riassumendo, Hoffmann avrebbe cercato di giustificare il carosello inventivo e non sempre ponderatamente filtrato di questa raccolta invocando un principio confezionato per l’occasione e che vorrebbe riproporre, in ripetizione variata, il grande tema dell’interregno tra immaginazione e realtà, tra arte e vita, tra follia e sanità mentale.

Lo sguardo del curatore e dei suoi collaboratori tenta di non soccombere alle ristrettezze interpretative del passato e, anzi, cerca di dirigere l’attenzione del lettore al di là dell’illusione poetologica dell’eremita Serapione: obiettivo quasi programmatico di questa edizione è infatti l’emersione del volto caleidoscopico dei Fratelli, inquadrato sotto il segno della sua natura enciclopedica. In questi anni di fervente interesse per l’intermedialità e l’intertestualità, un’opera come I fratelli di Serapione sembra infatti in grado di scavalcare la sua cornice storico-letteraria (che lo inquadrerebbe nella grande trafila europea delle raccolte novellistiche a ispirazione decameroniana, come nel caso del Phantasus di Ludwig Tieck) per porsi come un esempio – in pieno gusto romantico – di divertita e magmatica ibridazione dei saperi e dei generi. Lungi dal presentarsi come un’opera monolitica nella sua strutturazione, I fratelli di Serapione può essere quindi definito un triplice laboratorio: laboratorio dei generi letterari, officina di scomposizione e riassemblaggio di fonti dalla provenienza più disparata e terreno di rielaborazione di temi e complessi simbolici seminali per tutta la modernità letteraria – tedesca, europea, occidentale.

Per restituire l’unicità del variegato ingegno hoffmanniano è stato necessario riunire una pluralità di studiosi provenienti dal panorama della germanistica italiana: la ripartizione delle traduzioni e dei commenti a ogni racconto è stata in grado, nel primo caso, di restituire la polifonia delle voci narranti e, nel secondo, di compilare un apparato di note di non facile redazione, considerata la sempre diversa tipologia di competenze critiche richieste. Le voci dei 16 studiosi che intessono il commento al testo lasciano così spazio o, per meglio dire, conversano in parallelo alle voci dei fratelli di Serapione che, nell’ampia cornice, forniscono un primo, diegetico commento critico alle vicende di volta in volta narrate.

Insomma, come recita il titolo dell’introduzione, l’incontro del lettore con il presente volume è un vero e proprio unverhofftes Wiedersehen, un ricongiungimento insperato con un Hoffmann sfaccettato e parlante, aperto agli interessi aggiornati dei lettori del 2020 con un piglio che ricorda il finale della fiaba Il bambino misterioso, ultimo racconto di questo primo volume dei Fratelli: «e ancora in tarda età, nei loro sogni, continuarono a giocare con il bambino misterioso, che non smise di portar loro le più soavi meraviglie dal suo Paese incantato».

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