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rivista semestrale

anno XXXIII - terza serie

numero 83

gennaio/giugno 2021

Claudio Gigante, Una coscienza europea. Zeno e la tradizione moderna

[ Carocci, Roma 2020 ]

A partire dalla Premessa, Claudio Gigante indica con nettezza l’obiettivo di Una coscienza europea: adottare una prospettiva letteraria, considerando la psicoanalisi un «sussidio per la macchina narrativa della Coscienza», e ripensare l’idea secondo la quale, attraverso Zeno, «Svevo si sarebbe preso gioco della psicoanalisi e dei suoi cultori» (p. 11). La tesi del libro è sostenuta da una rigorosa analisi che coniuga la priorità letteraria a riflessioni di più ampio raggio culturale. Gigante mostra infatti come nella Coscienza venga traghettata la cultura ottocentesca dell’autore e nota che «i nuovi stimoli culturali si fondono agli antichi senza sostituirli» (p. 12). La figura di Zeno è inserita in un sistema di relazioni che include filosofi (Schopenhauer, Nietzsche), autori canonici (Flaubert, Joyce, Huysmans, Mann, Pirandello, Tozzi, Zola), e libri più legati al momento (romanzi di Daudet, Bourget, France, Ojetti, Benco), delineando il senso di un’evoluzione che riguarda l’opera di Svevo e il romanzo moderno nel suo complesso.

Gigante individua i luoghi della Coscienza in cui il ricorso a principi psicoanalitici fornisce a Svevo gli strumenti per riformulare in chiave moderna nuclei tematici centrali da Flaubert in poi. Freud guida Svevo nella rappresentazione di «un personaggio talmente messo a nudo dalla psicoanalisi da dover attivare continui meccanismi di difesa» (p. 33). Evidenziando che «l’unico filtro cui dispone il lettore è la coscienza stessa del protagonista, che riorganizza e riscrive i ricordi, alterandoli e rendendoli sopportabili » (p. 50), Gigante nota come l’inattendibilità di Zeno costituisca uno dei punti chiave per l’interpretazione del romanzo: il «primato della coscienza creatrice sulla presunta realtà oggettiva» (p. 93) rende impossibile attuare una distinzione tra quello che è vero e ciò che non lo è. Questo aspetto, che nell’ambito della psicoanalisi si rivela produttivo nella misura in cui anche omettendo e mentendo il paziente rivela qualcosa di vero, nei circuiti del romanzo anima il racconto dell’istanza modernista che esaspera e preclude l’individuazione del senso.

Altrettanto ambigua la relazione tra Zeno e gli altri personaggi. Il rapporto con il padre va spiegato in virtù del complesso edipico che influenza, rifunzionalizzandola, la ricostruzione che Zeno compie del suo passato. Per comprendere le tensioni rivolte a Guido non basta ricorrere alle dinamiche del desiderio mediato (come è sufficiente, ad esempio, per Le disciple di Bourget), ma occorre aderire alla logica dell’inconscio che, eludendo il principio di non contraddizione, accetta la coesistenza di sentimenti d’affetto e desiderio di sopraffazione.

Gigante, attraverso un dialogo continuo tra Svevo e i «libri di qualche rilievo per la costruzione dei suoi romanzi », mostra come in Zeno si riassorbano le velleità intellettuali e le profondità filosofiche delle figure fin de siècle (come il Lazare di La Joie di vivre di Zola) e il tratto generazionale che accomuna gli inetti ottocenteschi (come Thomas dei Buddenbrook, nel romanzo di Mann, o Oblomov nel romanzo omonino di Goncarov).

Con la Coscienza il concetto stesso di malattia subisce una normalizzazione: Zeno è «un uomo qualunque in bilico tra disfatte ordinarie e riscatti impensati» (p. 200). Il finale apocalittico del romanzo non risolve il tratto di provvisorietà del senso: dopo il trionfo economico, per il quale Zeno crede di essere guarito, la condanna all’umanità; e dopo la deflagrazione cosmica, nelle Continuazioni, uno Zeno ricaduto nell’inettitudine. Gigante ricollega infine la rappresentazione di Zeno a un’idea di malattia «con cui alla fine la vita si identifica», concezione oltre alla quale, ancora «per noi un secolo dopo, non pare esservi più nulla» (p. 219).

Lo studio di Gigante, svolto in termini culturali e tematici, e puntellato da notazioni intertestuali, ricostruisce un orizzonte evolutivo entro cui la Coscienza accoglie le prerogative dei nuovi stimoli culturali (in primis la psicoanalisi) innestandole nel «fondo comune», di matrice ottocentesca, dell’opera di Svevo.

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