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Il critico, o il punto di vista dell’autore

Sono molto riconoscente agli organizzatori di questo convegno, e in particolare a Michel Zink, di aver invitato un sociologo: non è un segreto per nessuno che sociologia e letteratura non vanno molto d’accordo, e, a dispetto delle apparenze, non penso che la colpa sia della sociologia.

Oggi vorrei sottoporvi una serie di riflessioni al fine di dimostrare che la sociologia, e più in generale le scienze storiche, possono contribuire non solo a una migliore conoscenza della letteratura, ma anche a una migliore diffusione e ricezione delle opere letterarie, che è una delle preoccupazioni che ci riuniscono qui. Penso che la sociologia soffra di un’immagine estremamente falsa e al contempo tenace che ostacola la comprensione e la ricezione dei suoi lavori.

Si tratta di un’immagine ben radicata – in vita mia l’ho incontrata mille volte – nella mente di molti professori e anche di molti scrittori, e impedisce, mi pare, che scrittori e critici facciano propri i risultati della sociologia, che sono meno incompatibili con la letteratura di quanto superficialmente si potrebbe credere.

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  «Non sono le necessità della riproduzione biologica a determinare l’organizzazione simbolica della divisione sociale del lavoro, e successivamente, di tutto l’ordine naturale e sociale; è piuttosto una costruzione arbitraria del biologico, e in particolare del corpo, maschile e femminile, dei suoi usi e delle sue funzioni, soprattutto nella riproduzione biologica, a offrire un fondamento in apparenza naturale alla visione androcentrica della divisione del lavoro sessuale e della divisione sessuale del lavoro, quindi di tutto il cosmo».

Pierre Bourdieu, Il dominio maschile.

 

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