Il 15 dicembre 1951 Auerbach scrive a Harry Levin e gli racconta la ricezione di Mimesis in Europa. Si dice contento che i primi giudizi siano benevoli, ma gli dispiace che il libro venga letto per lo più come «una serie divertente di analisi stilistiche», mentre le idee direttive su cui l’opera si fonda rimangono impercepite.
Oggi sappiamo che Mimesis deve una parte considerevole della propria fortuna all’interpretazione che Auerbach non si augurava di ricevere: se il libro figura nei programmi scolastici occidentali, se le sue ristampe si susseguono con ritmo continuo da decenni, ciò accade soprattutto perché Mimesis viene letteralmente fatto a pezzi, usato come una serie di analisi del testo e di riflessioni su problemi isolati.
Ma la lettura che più contribuisce a diffondere l’opera è la stessa che, a mio modo di vedere, ne impoverisce il senso. Contrariamente a un’immagine che si è imposta subito dopo l’uscita del libro e che è ancora comune, Mimesis nasce da premesse molto diverse da quelle su cui di solito si fonda l’explication de texte e la sua versione aggiornata nel quarto e quinto decennio del XX secolo, la critica stilistica.
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