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rivista semestrale

anno XXXIII - terza serie

numero 83

gennaio/giugno 2021

Innesti. Primo Levi e i libri altrui

[ a cura di G. Cinelli e R.S.C. Gordon, Peter Lang, Oxford-Bern-Berlin-Bruxelles-New York-Wien 2020 ] 

Innesti presenta 24 studi intertestuali sull’opera di Primo Levi. Ogni capitolo propone un accoppiamento, dai più ovvi (Levi e Dante, Levi e Kafka) ai più sorprendenti (Levi e Beckett, Levi e Lem). L’esplorazione è condotta da una squadra composta da tre generazioni di critici: da veterani come Belpoliti e Cavaglion, tra i primi in Italia a prendere sul serio l’opera di Levi, ad autori e autrici che hanno appena concluso o stanno scrivendo la tesi di dottorato. 

Molti saggi consentono di penetrare nel laboratorio del mestiere che Levi ha faticato tanto a vedersi riconosciuto, quello dello scrittore: e i ferri di questo mestiere, gli strumenti di questo laboratorio, sono i libri degli altri, le opere lette e amate, ma anche quelle lette e poco amate. Tra queste ultime ci sono alcuni libri dello scrittore resistenziale francese Vercors che, a differenza di Se questo è un uomo, tanto successo riscossero anche in Italia nei primi anni del dopoguerra. Uri Cohen mette in luce come dal confronto con Le armi della notte, tradotto in Italia nel 1948, emerga una delle linee principali della riscrittura di Se questo è un uomo per l’edizione del 1958. Nel primo libro Martina Mengoni individua invece una “matrice Zauberberg” e una “matrice Giuseppe”: i romanzi La montagna incantata e Giuseppe e i suoi fratelli hanno costituito per lo scrittore ai suoi esordi un ricco repertorio di strumenti conoscitivi, narrativi e analitici. Da una parte, il cronotopo del sanatorio di Davos aiuta Levi a ricreare il cronotopo di Auschwitz; dall’altra, il personaggio biblico riscritto da Mann contribuisce alla definizione della tipologia del “salvato” in cui si incarnano diverse figure chiave del libro. 

Molti capitoli di Innesti si muovono in altre zone dell’opera. Martina Piperno intercetta per esempio nei racconti un confronto serrato con le Operette morali di Leopardi; le prose del poeta non forniscono soltanto un esempio illustre nel genere del racconto fanta-filosofico, ma sono spesso un riferimento più diretto: in diverse occasioni Levi “ruba” l’idea a un’operetta morale, e termina il proprio racconto con un finale alternativo se non antifrastico rispetto a quello leopardiano. Negli elzeviri raccolti nell’Altrui mestiere e nelle poesie, invece, si ritrovano spesso autori vicini alla vena parodica, comica e umoristica della scrittura leviana; e, secondo l’analisi che propone Gianluca Cinelli, rientra in questa vena anche la traduzione pavesiana di Moby Dick, che non a caso nel Sistema periodico è citata tra i libri indispensabili accanto alle Macaroneae e al Gargantua e Pantagruel

La scrittura altrui viene rivitalizzata e funzionalizzata da Levi a seconda di diverse esigenze compositive. Mattia Cravero, per esempio, mostra come nella Chiave a stella si assista a un cambiamento nell’auto-rappresentazione dello scrittore: Levi si toglie la maschera del centauro – che aveva proposto ripetutamente in precedenza – e indossa la maschera di Tiresia, le cui vicende sono raccontate usando le Metamorfosi di Ovidio come palinsesto. Bartezzaghi mostra come la “radice” carrolliana si sia innestata solo nell’ultimo decennio nell’opera di Levi, in concomitanza con l’apertura a scritture ed esperienze nuove, ma anche con la “rinascita carrolliana” nella cultura italiana dei tardi anni ’70 e con l’apparizione dei giochi linguistici dell’autore inglese in una rubrica della rivista «Scientific American». È probabilmente questa la fonte da cui Levi ricava lo stimolo a leggere Carroll: lo scrittore era infatti abbonato alla rivista.Anche l’aggiornamento sulle ricerche scientifiche più avanzate diventa un nutrimento per la scrittura e l’immaginario: le conferme scientifiche dell’esistenza dei buchi neri sono tempestivamente colte da Levi e da Calvino, come illustra Belpoliti. I paper più innovativi e le grandi opere e figure fondanti della scienza, da Darwin e Galileo ai Nobel Bragg, Heisenberg e Lorenz, diventano così nell’opera di Levi occasione di riflessione lirica o saggistica, di creazione fantastica e metaforica. 

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