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rivista semestrale

anno XXXIV - terza serie

numero 85

gennaio/giugno 2022

Luca Daino – Palabras tendidas. La obra de Vittorio Bodini entre España e Italia

[ a cura di Juan Carlos de Miguel y Canuto, Publicacions de la Universitat de València, València 2020 ]

Vittorio Bodini: poeta, prosatore, critico letterario, traduttore, docente universitario, si inserisce, sin dalla metà degli anni Quaranta del ’900, in una fitta rete di relazioni culturali ispano-italiane. Il suo profilo internazionale e multi-project parrebbe collocarlo al centro del campo intellettuale novecentesco, in compagnia di tanti prestigiosi scrittori, per così dire stimolati, a causa dell’imporsi della modernità industriale anche nel settore della cultura, a declinare il proprio habitus letterario non solo in ambito creativo, ma anche in quello tecnico-professionale.

Tuttavia, non sorprende che nel 1959, quasi cinquantenne, scrivendo a Rafael Alberti, destinato a diventare un suo intimo amico, Bodini non si presenti «in veste di critico o di traduttore» (così Giorgino a p. 121) ma senz’altro come poeta: «Exc. Mo Poeta, soy un poeta italiano y desde muchos años fiel admirador de su poesía». Uno statuto, quello dello scrittore di versi, a lungo rivendicato da Bodini, senza che la critica gliel’abbia mai riconosciuto appieno: non è senza significato che Bodini non compaia in nessuna delle più importanti antologie poetiche pubblicate negli ultimi decenni (di questa damnatio memoriae si occupa Giannone: pp. 76-77).

A ogni modo, esistono settori della critica, in particolare accademica, e non di secondo piano, che continuano a occuparsi del Bodini poeta e non solo. Anche da questo punto di vista la sorte bodiniana è la medesima di tanti scrittori secondo novecenteschi, i quali – venuto meno un dibattito pubblico di alto livello e avendo la grande editoria rinunciato a una sistematica difesa delle nicchie di qualità – vedono affidata la persistenza del loro nome a gruppi più o meno marginali di happy few, frequentatori, stabili o no, dei corridoi universitari. Un prodotto di tale encomiabile e imprescindibile lavoro è il volume curato da Juan Carlos de Miguel, esito di un convegno tenutosi nel 2018: un doppio progetto condotto a compimento con la temerarietà di chi non si fa dettare l’agenda dagli anniversari e dalle mode. Bodini dunque “fra Spagna e Italia”, come recita il sottotitolo. Viene infatti preso in esame l’ispanista, il traduttore di opere barocche e novecentesche, l’appassionato cronista e interprete delle radici popolari ispaniche, ancora ben vive all’epoca della dittatura franchista, come illustra De Miguel nel suo intervento sul Corriere spagnolo (1947-1954). Bodini mediatore culturale, insomma, che misura sulla propria pelle il fascino dell’atavica correlazione fra il suo Salento e il popolo castigliano e andaluso. Certo non deve avergli giovato, per tornare alla sua memoria presso i posteri, l’aver vissuto “a mezza via” con il mondo spagnolo, tanto più trascurato nei quartieri alti delle lettere nostrane rispetto al francese, all’anglosassone, al tedesco.

Sono appunto l’ispanismo e la scrittura autobiografica il nucleo del volume in questione, formato da nove interventi, in cui l’impegno a fornire concreti ragguagli si impone sull’aspirazione a tentare più o meno idiosincratiche esegesi. Da questo punto di vista il volume riprende il discorso dove l’aveva lasciato Laura Dolfi nel 2015 con il suo Vittorio Bodini e la Spagna, ma apportando significative novità. Con attenta regia, il rapporto Bodini-Spagna è qui passato al vaglio manovrando fra ricerche d’archivio e indagini nell’ambito della prosa creativa e giornalistica, fra esplorazioni storico-letterarie e cronache di amicizie fra letterati. Sul piano della cronologia quel rapporto è perlustrato sin dai suoi primi sviluppi: è emerso dagli archivi, grazie a Tundo, un Diario romano (1944-1946) che testimonia del precoce interesse di Bodini per la lingua, la letteratura e la cultura spagnola; mentre Saccone ha esaminato l’inedito Quaderno verde (1946-1947), un diario del primo soggiorno di Bodini a Madrid. Ma l’arco temporale si tende alle estreme propaggini della breve vita di Bodini: sino al fraterno legame con Alberti, gaditano in esilio a Roma.

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