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rivista semestrale

anno XXXIV - terza serie

numero 85

gennaio/giugno 2022

Marianna Marrucci – Anne Sexton, Il libro della follia

[ ed. it. a cura di R. Lo Russo, La nave di Teseo, Milano 2021 ]

Il libro della follia è la prima traduzione integrale in italiano di un libro pubblicato da Anne Sexton nel 1972, due anni prima del suicidio, con il titolo The Book of Folly, successivamente compreso all’interno della raccolta postuma The Complete Poems (1981). Ma (molto opportunamente) Rosaria Lo Russo, traduttrice e curatrice del volume, ha lavorato sulla versione originale del 1972, rispetto alla quale nel 1981 sono stati espunti «arbitrariamente» (Nota della traduttrice, p. 211) tre testi in prosa che sono, invece, parte integrante (e decisiva nell’economia complessiva) del libro. Le tre prose occupano, infatti, per intero la seconda parte (Three stories), che si situa tra la lunga Thirty poems e la più breve – nonché notevolissima – The Jesus papers, che consiste in una sequenza di nove testi, inquadrabile anche come poemetto in nove parti, da Jesus Suckles fino a Jesus Dies per chiudere il cerchio su Jesus Unborne collocarlo en abîme con il sigillo dell’Autrice (The Author of the Jesus Papers Speaks). Sulle pagine delle Tre storie, che – come scrive Lo Russo nella quarta di copertina – mettono in scena «l’anoressia, il femminicidio e il suicidio-della-poetessa», si muovono, per altro, due figure centrali nella vita e nella poesia di Sexton: Nana, prozia dell’autrice e protagonista anche di alcune poesie della prima sezione, «suo doppio identitario, suo doppio nella follia» (Nota della traduttrice, p. 211), e l’amica Ruth, ricordata anche nella raccolta All my Pretty Ones (1962) e qui accostata al personaggio di Rapunzel, a sua volta già frequentato nel libro precedente, Transformations (1971). Alla tripartizione tende anche, a sua volta, la struttura della prima parte, che si conclude con due serie (The Death of the Father se Angels of the Love Affair, rispettivamente in cinque e sei testi numerati). E a leggerle tutte di fila, le trenta poesie di questa prima parte, ci si trova proiettati dentro una performance in tre momenti: se nelle prime diciotto poesie dominano le figure femminili, che nelle relazioni matrilineari (biologiche e simboliche) si replicano, si sdoppiano e si attraversano come movimenti necessari alla costruzione identitaria (si vedano, per esempio, Mother and Daughter, Anna Who Was Made Dreaming the Breasts); nella serie The Death of the Fathers è soprattutto con le figure maschili che fa i conti «l’Accumulatrice seriale» (come Lo Russo traduce il titolo The hoarder– «I am a hoarder of words» –, portando, cioè, sapientemente in superficie, nel titolo, l’elemento seriale-ossessivo che definisce la forma di questa poesia); infine la parte conclusiva procede scopertamente per variazioni sul tema (Angel of…).

La scelta di recuperare la versione originale, insieme alla qualità pregevolissima della traduzione di Lo Russo, restituisce questo libro, che corona la maturità artistica di Anne Sexton, alla sua complessità multiforme di opera composita e, insieme, coesa, offrendo un contributo davvero importante per la conoscenza, anche in Italia, di una protagonista assoluta della poesia (non solo americana) del secondo Novecento e del difficile cammino verso la costruzione di una soggettività poetica femminile. Un cammino che la stessa Rosaria Lo Russo, già traduttrice e curatrice di due volumi di poesie di Sexton (Poesie d’amore, Le Lettere 1996 e 2019, e Poesie su Dio, Le Lettere 2003), conosce molto bene, anche come autrice, tanto che a questa madre letteraria ha dedicato, in un «atto d’amore», uno dei suoi libri a mio parere più riusciti, Io e Anne. Confessional poems (d’if 2010), costruito a specchio (da un lato l’autrice e dall’altro la traduttrice) e contenente diciotto traduzioni, tra cui quella della bellissima Scarpette rosse (The Red Shoes), che fa parte proprio del Libro della follia, dove a distanza di oltre un decennio ricompare identica.

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