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rivista semestrale

anno XXXIV - terza serie

numero 85

gennaio/giugno 2022

Francesco Brancati – Carlo Bordini, Un vuoto d’aria

[ a cura di F. Santucci, Mondadori, Milano 2021 ]

Carlo Bordini è venuto a mancare nel novembre 2020. A ottobre 2021 esce Un vuoto d’aria nella collana «Lo Specchio» di Mondadori, grazie all’accurato lavoro di Francesca Santucci, già curatrice del volume che riassume l’opera in prosa: DifesaBerlinese (Sossella 2018). Bordini ha esordito nel 1975 con Strana categoria (auto prodotto); Un vuoto d’aria, insieme alla plaquette Poesie color mogano (Tic 2020) e ad altri progetti realizzati nell’ultimo decennio, si inserisce in una nuova stagione creativa, idealmente aperta dal consuntivo proposto da I costruttori di vulcano (Sossella 2010). In questo periodo la poesia di Bordini è stata accolta da generazioni diverse di critici e scrittori, senza tuttavia raggiungere i circuiti dell’editoria istituzionalizzata. Al netto della sensazione di straniamento rilevata da Guido Mazzoni nel saggio introduttivo, la pubblicazione di Un vuoto d’aria rappresenta un riconoscimento al valore di un percorso poetico tra i più significativi degli ultimi cinquant’anni.

Il volume contiene testi composti in tempi diversi, ripartiti dall’autore in sezioni tematiche aperte, come spesso accade negli scritti di Bordini, per il quale la poetica dell’imperfezione esprime un significato soprattutto etico e politico: «in questo libro ho lasciato a volte qualcosa di sconnesso […] le imperfezioni, fanno funzionare meglio il tutto […] tolgono quella patina di perfezione che non riesce mai completamente», p. 138). L’anarchia della struttura, rintracciabile sia a livello macro testuale (Non ho mai amato mia madre, compare, quasi identica, in due sezioni), sia nelle scelte stilistiche (penso alla frequente alterazione delle norme ortografiche, alla dignità testuale riconosciuta alle note) è un elemento che ha favorito l’inserimento di Bordini nel panorama contemporaneo. Sul piano della costruzione del soggetto, infatti, queste strategie corrispondono alla predilezione per modalità enunciative sincere, in linea con una rappresentazione morale dell’esperienza che, in modi pure assai diversi, contraddistingue autori come Benedetti, Fiori o Anedda.

Del resto, la distanza che separa Bordini dalla lirica e dalla neo avanguardia degli anni Settanta (ribadita dallo stesso autore) risulta evidente se si considera che la sua scrittura muove dalla presenza di un dubbio, dalla messa in discussione di qualsiasi a priori. La poesia diventa un processo conoscitivo, vicino ai metodi della psicanalisi («È come se durante la scrittura ci fossero in me improvvise rotture dell’inconscio», in Poesia, l’unica che dica la verità, in Difesa berlinese, p. 453). Una configurazione intellettuale che trova l’ideale spazio di confronto nel vuoto generato dal crollo delle ideologie letterarie e politiche del secondo Novecento, anche se della stagione delle grandi narrazioni e delle sue illusioni la lirica di Bordini è il resoconto puntuale, condotto mediante l’esplicitazione del portato esperienziale ed emotivo sedimentato nella biografia dell’individuo, l’anamnesi della sua vita di militante (I bambini colombiani, Non ho più idee) e delle sue relazioni amorose (Come faremo con questo amore che non vuol finire, che chiude la raccolta). È nell’assenza che l’io approda a una forma di cinismo (una sezione si intitola Poesie ciniche), stemperato da una sorta di sovraffollamento temporale e di sospensione onirica che preserva il soggetto da un atteggiamento autenticamente nichilistico: «tutto è finito ma tutto non è finito e il presente è ghiaccio / ghiacciato / come l’insetto nell’ambra / e l’immobilità del presente richiama il bisogno del sogno / dell’assente», Assenza, p. 10). Così Bordini perviene all’«iperverità», punto di arrivo della poesia, irriducibile alla somma esatta di fedeltà biografica e posizionamenti estetici (come si legge nell’Autoritratto, in Difesa berlinese).

Consiste in questa rifunzionalizzazione etica del soggettivismo lirico e delle scritture sperimentali la maggiore eredità della poesia di Bordini. Un lascito la cui rilevanza inizia oggi a essere recepita e interpretata nella sua ampiezza.

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