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rivista semestrale

anno XXXIV - terza serie

numero 85

gennaio/giugno 2022

Marianna Marrucci – Simone Giusti, Natascia Tonelli, QdR 12. Comunità di pratiche letterarie. Il valore d’uso della letteratura e il suo insegnamento

[ Loescher, Torino 2021 ]

Nel volume Comunità di pratiche letterarie. Il valore d’uso della letteratura e il suo insegnamento Simone Giusti e Natascia Tonelli affrontano il tema dell’insegnamento della letteratura da una prospettiva mobile, che permette loro di dilatarne i confini. Sta proprio qui, in questa dilatazione, un primo merito del libro. La didattica della letteratura – sostengono i due autori – «inizia con la lettura ad alta voce praticata nei contesti familiari ed educativi fin dai primi anni di vita di bambini e bambine» (p. 11) e si estende «dal nido alla secondaria» (p. 59) – implicando, con ciò, un’attribuzione di valore alla letteratura per l’infanzia, per ragazzi e per giovani adulti, che in Italia solo da poco, complici le celebrazioni per Gianni Rodari, ha cominciato timidamente ad affermarsi. Il volume disegna una linea ideale che collega il primo grande narratore in prosa della letteratura italiana al maggior autore per l’infanzia del nostro Novecento: il primo capitolo (L’onesta brigata: una comunità libera e solidale) e l’ultimo (Tutti gli usi della parola a tutti) sono intitolati, rispettivamente, a Boccaccio (l’«onesta brigata» del Decameron è proposta come modello di «comunità di pratiche letterarie») e a Rodari, con la sua Grammatica della fantasia, da cui è ripresa la formula del titolo («Tutti gli usi della parola a tutti») e a cui guardano le riflessioni e le proposte dedicate al mondo degli istituti tecnici e professionali. D’accordo con Rodari, l’esperienza della letteratura è osservata da due angolazioni, come «fruizione» e come «produzione», e concepita in senso relazionale. Giusti e Tonelli, percorrendo un sentiero segnato da Jean Marie Schaeffer, sostengono «l’opportunità di educare chi legge a non esigere una comprensione rapida» (p. 36); propongono cioè di stimolare, nella pratica didattica, una dilatazione dei tempi di fruizione, con l’obiettivo di far acquisire a chi legge una fondamentale «disponibilità a rimandare il momento della comprensione» (p. 37). È un altro merito da riconoscere a Giusti e Tonelli questo tentativo di rimodulare il modello didattico della comunità ermeneutica alla luce delle acquisizioni più (o meno) recenti nel campo delle scienze cognitive e delle ricerche ascrivibili alla «svolta bioculturale», tentativo che sfocia nella proposta della classe come «comunità di pratiche letterarie», una prospettiva di per sé stimolante e promettente. Più difficile da realizzare mi sembra, invece, l’idea di un uso educativo delle opere «mettendo tra parentesi le domande sull’identità della letteratura e privilegiando il suo valore d’uso» (p. 78), che vorrebbe dire «insegnare con la letteratura» (invece di «insegnare la letteratura»), ovvero guidare gli studenti a «usare le risorse della letteratura in modo tale da raggiungere i risultati di apprendimento previsti dalla normativa» (p. 83). Viene da chiedersi quanto sia possibile alimentare il valore d’uso della letteratura senza tenere viva qualche domanda sulla sua identità e se non sia troppo sottile il crinale su cui dovrebbe muoversi un insegnante con un dispositivo didattico di questo tipo, ovvero se non sia troppo alto il rischio di scivolare pericolosamente nel terreno del valore di scambio, con l’effetto di ribaltare l’idea di letteratura come modello («imparare dalle esperienze letterarie») in una pratica che può finire col fare della letteratura un semplice strumento.

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