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rivista semestrale

anno XXXIII - terza serie

numero 83

gennaio/giugno 2021

Michel Houellebecq. Interventions 2020

[Flammarion, Parigi 2020]

Dalla fine degli anni Ottanta Michel Houellebecq si è cimentato nella critica di costume, nella critica musicale, nella critica letteraria e cinematografica, e alcuni dei suoi primi articoli sono entrati nel volume Interventions, pubblicato nel 1998 e aggiornato nel 2009 (Interventions 2). L’anno scorso ne è uscita in Francia una terza versione, dal titolo Interventions 2020, che è programmaticamente l’ultima raccolta di interventi sull’arte e sulla società pubblicati in vita dall’autore («salvo casi di grave emergenza morale», come avvisa lui stesso nella quarta di copertina).

Interventions 2020 riproduce molti testi delle versioni precedenti, tra cui una celebre stroncatura di Prévert (Jacques Prévert était un con), un bilancio fortemente negativo della letteratura del Novecento (Sortir du XXe siècle), riflessioni sull’architettura, sull’arte, sulla letteratura e la poesia, la prefazione allo SCUM Manifesto di Valerie Solanas, un ritratto ammirato di Neil Young, un elogio di Philippe Muray, una serie di interventi e interviste in cui riecheggiano le polemiche provocate negli anni dalle dichiarazioni pubbliche di Houellebecq. Rispetto all’edizione del 2009, c’è una dozzina di testi in più, in cui tornano alcuni temi come la critica al nuovo progressismo, l’immaginario sviluppato dall’economia turistica, il ruolo della religione nelle società occidentali, la funzione dello scrittore. Invariato è il gusto per la formula provocatoria e paradossale, usata in modo furbesco, come nell’articolo Donald Trump est un bon président, in cui in realtà Trump viene definito fin dal primo paragrafo un «navrant guignol».

In Le conservatisme, source de progrès Houellebecq distingue l’atteggiamento dei conservatori da quello dei reazionari, schierandosi nel campo dei primi; in tre interviste torna sul ruolo che la religione ha nei suoi libri e nella società, prestando un’attenzione particolare al cattolicesimo; negli omaggi dedicati ai lavori del sociologo Rachid Amirou e del fotografo Marc Lathuillière riflette sul malessere sociale indotto dall’industria del turismo. Negli interventi in cui parla di sé, definisce il rock come lo choc estetico più violento che abbia avuto, e riconosce in Paolo di Tarso l’ispiratore del tono «punk» della sua scrittura.

Secondo Houellebecq uno scrittore non insegna, ma descrive lo stato delle cose, esprimendo l’angoscia della gente e facendosi carico della negatività del mondo. La fiction è solo una delle possibilità che gli sono offerte, perché uno scrittore può anche assumere il ruolo del testimone, come fa ad esempio Emmanuel Carrère, che attraverso la prima persona si interroga sul problema del bene e cerca di descrivere le contraddizioni irriducibili dell’esistenza (Emmanuel Carrère et le problème du bien è un articolo molto bello perché, come spesso capita con la critica degli scrittori, ci dice molto anche su Houellebecq stesso, su quello che ama come autore e come lettore).

La storia di come Houellebecq sia diventato l’icona che conosciamo oggi resta ancora in buona parte da scrivere, ed è interessante perché il suo percorso è originale ed esemplare al tempo stesso, e racconta l’evoluzione della storia del romanzo, dell’editoria, del marketing letterario e della figura dell’autore negli ultimi trent’anni. Interventions 2020 presenta una visione di insieme del suo percorso critico e artistico, mostrando le dinamiche che fanno da sfondo ai suoi romanzi da un altro angolo di osservazione, più personale, più apertamente idiosincratico.

Le pagine di questa raccolta permettono di delineare la figura di un intellettuale che ha sempre rivendicato il diritto di andare contro la dittatura del pensiero unico e che negli anni ha portato avanti la sua personale guerra contro i cliché. I cliché del manicheismo del pensiero, ma soprattutto i cliché linguistici, a cui ha sempre fatto il verso, riproducendo le pagine di Wikipedia, i manuali di istruzioni, gli articoli dei settimanali femminili, le fumisterie della critica letteraria, scimmiottando la lingua della comunicazione e della pubblicità.

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