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L’altra sponda del conflitto: le scrittrici italiane e la prima guerra mondiale

Quando si considera la letteratura di guerra, in Italia come in altri paesi, si pensa immediatamente alla produzione degli scrittori-soldato. In Italia più che altrove, si fa ancora fatica a includere gli scritti di donne sulla prima guerra mondiale nel genere della letteratura di guerra anche per via del fatto che si tende a considerare il fronte di combattimento e il fronte interno come due entità separate. A poco più di cento anni dall’intervento, questo articolo si propone di fornire una mappatura del contributo delle scrittrici italiane alla letteratura sulla Grande Guerra e al dibattito sul conflitto, e di riflettere sulle ragioni per cui gli scritti di donne sulla guerra siano rimasti a lungo ignorati in molti paesi belligeranti e in particolar modo in Italia.

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Maschile plurale: genere e nazione nella letteratura della Grande Guerra

In questo saggio l’autrice si sofferma sul rapporto tra pedagogia nazionale e costruzione del maschile in un ampio campione di testi della letteratura della prima guerra mondiale. Esplorando lo spazio immaginario nel quale diversi modelli del maschile vennero elaborati e negoziati, l’obiettivo è quello di provare a stabilire se, prevalentemente, questo esteso corpus di testi costituisca il sintomo di una crisi del maschile e non la base imprescindibile della retorica virile fascista – e se esso, nel pensare, rappresentare e raccontare il maschile, rinforzi la pedagogia della nazione o se piuttosto non la incrini.

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Un commento 2.0

In principio era Manganelli. Che aveva affrontato il problema da par suo e aveva precorso i tempi. Pubblicando, nel 1969, un commento a un testo inesistente: Nuovo commento, costituito da una lunga e intricata serie di note, che si generavano le une dalle altre e si avviluppavano intorno al nulla, metafora parlante di una sovra-interpretazione che rischiava di surclassare il testo, soffocarlo fino al punto di farlo scomparire.

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allegoria74

«Nicola Pirovano, nato a Besana Brianza nel 1895, combatte sul fronte italiano durante la prima guerra mondiale, viene preso prigioniero all’inizio del 1918 e deportato nel campo di prigionia di Milovice, dove muore il 21 febbraio dello stesso anno a causa di un edema da fame. La cartolina che riportiamo in copertina è di quelle prestampate della Croce Rossa, ha le righe numerate e una intestazione in tedesco, «Nicht zwischen die Zeilen schreiben» (‘Non scrivere tra le righe’). Spedita priva di testo, questa è, in ordine cronologico, l’ultima di un piccolo gruppo di cartoline che Pirovano invia alla famiglia durante il breve periodo trascorso nel campo di prigionia prima della sua morte. Carlo Pirovano, figlio del fratello di Natale, ha condiviso questo materiale sul portale Europeana dedicato alla prima guerra mondiale: http://www.europeana1914-1918.eu/it/contributions/16198».

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