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"Gli anni" di Annie Ernaux

È tempo di autobiografismo, anche se spesso assai diverso da quello praticato perlopiù in passato. Il fatto è che il corpo, la sua storia nel mondo, la sua vita naturale e sociale, è l’unico bene certo che ci è rimasto, l’unica sicurezza, benché caduca, su cui possiamo contare, l’unica cosa salda di cui disponiamo nella incertezza e nella confusione in cui viviamo. In un mondo in cui tutto è mediato e sfuggente, si può cercare di orientarsi sulla base dell’esperienza concretamente vissuta. Altri mezzi, altri strumenti di conoscenza (ideologici, scientifici, filosofici, religiosi), sono diventati con il tempo improbabili.

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«L’italiano non è l’italiano». Spazi, confini (e invasioni di campo) della competenza linguistica a scuola

1. Prologo: l’aula vuota

Comincio a scrivere questa nota seduto alla cattedra della mia quarta effe. Sono le nove e mezza del sette di giugno, penultimo giorno di scuola, ed è un mercoledì. Io il mercoledì dalle nove alle undici ho lezione di italiano in questa classe. Eppure oggi sono da solo. I banchi sono tristemente vuoti, a parte un po’ di fogli di appunti stropicciati e alcuni libri abbandonati che i bidelli hanno messo in bella vista, forse nella speranza che qualcuno prima o poi passi a recuperarli.

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Il saggismo ambiguo della "Scuola cattolica"

Possiamo prendere sul serio La scuola cattolica di Edoardo Albinati? Cosa chiede al lettore questo volume di 1294 pagine? Cosa vorrebbe essere? Diviso in dieci sezioni, ciascuna titolata con qualche velleità e a sua volta suddivisa in un numero variabile di capitoli, il libro di Albinati si presenta come una narrazione memoriale in prima persona con una debordante ambizione saggistica. Apriamo il libro a pagina 12, la seconda del primo capitolo della prima sezione, e al penultimo rigo, dopo un attacco puramente narrativo tutto all’imperfetto, l’io narrante si lascia andare al suo primo intermezzo commentativo: il ricordo del compagno di scuola Arbus, associato ai turbamenti della pre-adolescenza, innesca una divagazione sul ritardo che studenti e professori accumulano regolarmente durante l’anno scolastico.

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allegoria76

  «Non sono le necessità della riproduzione biologica a determinare l’organizzazione simbolica della divisione sociale del lavoro, e successivamente, di tutto l’ordine naturale e sociale; è piuttosto una costruzione arbitraria del biologico, e in particolare del corpo, maschile e femminile, dei suoi usi e delle sue funzioni, soprattutto nella riproduzione biologica, a offrire un fondamento in apparenza naturale alla visione androcentrica della divisione del lavoro sessuale e della divisione sessuale del lavoro, quindi di tutto il cosmo».

Pierre Bourdieu, Il dominio maschile.

 

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